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Un Agente AI può essere la nuova macchina da scrivere degli appalti? Il recap del nostro seminario al FARE di Bari

Un Agente AI può essere la nuova macchina da scrivere degli appalti? Il recap del nostro seminario al FARE di Bari

Giovedì 15 ottobre, al Nicolaus Hotel di Bari, si è tenuto il nostro seminario nell’ambito del I° Convegno Nazionale FARE: “E se un Agente AI fosse la nuova macchina da scrivere per gli appalti pubblici?”.

La sala era piena oltre le aspettative — tanto da dover aggiungere sedie a seminario già iniziato — segno che il tema, oggi, interessa davvero tutta la filiera: stazioni appaltanti, operatori economici, giuristi.

Qui sotto trovi il video integrale del seminario e un recap dei punti principali emersi dai quattro relatori.

Il punto di vista della stazione appaltante

Ad aprire i lavori è stato Gianluca Viganò, Presidente ALE, Direttore UOC Ingegneria Clinica e Direttore ad interim Acquisti dell’ASST Spedali Civili di Brescia, con una domanda semplice: quando parliamo di AI applicata al procurement, dove vogliamo davvero arrivare?

La sua risposta si è concentrata su tre obiettivi concreti: ottimizzazione dei processi, supporto al RUP e digitalizzazione guidata dei dati. Alcune applicazioni, come indagini di mercato automatizzate e uniformazione delle anagrafiche prodotto, sono già in validazione a Brescia; altre — dall’analisi predittiva dei fabbisogni al supporto alle commissioni giudicatrici, fino al monitoraggio della fase esecutiva — sono il prossimo passo.

Un passaggio chiave del suo intervento: questi strumenti sono assistenti, non sostituti. “Un copilota tecnico ad alta velocità”, ha detto, ricordando che responsabilità e decisione finale restano sempre in capo al RUP — e che per usarli bene serve investire sul serio in formazione, a partire dal cosiddetto prompt engineering.

La normativa è arrivata in tempo (per una volta)

Amanda De Cosmo, Partner dello Studio Brugnoletti&Associati, ha offerto una prospettiva che raramente si sente in questi contesti: per l’intelligenza artificiale, a differenza di quasi ogni altra innovazione tecnologica, il diritto non è arrivato in ritardo. AI Act europeo, legge 132/2025, articolo 30 del Codice dei Contratti: un impianto normativo che non frena, ma accompagna l’adozione, fissando poche regole chiare.

Il cuore di tutto, per De Cosmo, è la cosiddetta riserva di umanità: la responsabilità della decisione resta sempre in capo alla persona, e va dimostrata nei fatti — non basta “firmare” quello che l’AI ha scritto, bisogna farne proprio il ragionamento. Ha citato un caso recente del TAR Marche su un ricorso proprio su questo punto, e ha lanciato una raccomandazione pratica a ogni stazione appaltante: dotarsi di un regolamento interno su acquisto, tracciabilità e formazione — uno scudo giuridico, ma anche uno strumento di maggiore efficacia operativa.

Il punto di vista della PMI: colmare il divario con le multinazionali

Federico De Rovere, CEO di Corios e presidente dell’associazione dei fornitori di dispositivi medici in Lombardia, ha portato la prospettiva di chi compete ogni giorno con uffici gare di decine di persone, avendone a disposizione una o due. Per una PMI, gli agenti AI non sono un vezzo tecnologico: sono un modo per pareggiare le opportunità rispetto a chi ha più risorse — nella ricerca delle gare, nell’analisi di fattibilità, nella compilazione di informazioni che si ripetono bando dopo bando.

Un punto che raramente si considera: più PMI riescono a partecipare, più la stazione appaltante ha davanti un mercato reale, non solo i soliti quattro grandi competitor — e le PMI, ha ricordato De Rovere, sono spesso la vera fonte di innovazione che poi le multinazionali acquisiscono. Anche lui, però, ha insistito sullo stesso punto degli altri relatori: la supervisione umana resta necessaria, perché l’AI “si perde dei pezzi” ed è, nelle sue parole, “estremamente condiscendente”.

Dalla chat all’agente: come funziona davvero

A chiudere, Luca Visconti, CTO di TenderBrain e CEO di OpenGate, ha spiegato la differenza tecnica che sta alla base di tutto: “la chat risponde, l’agente lavora”. Un agente pianifica, usa strumenti, verifica il risultato e ripete il processo con una pazienza che nessun operatore umano avrebbe — analizzare mille documenti uno per uno, senza saltarne nessuno.

Visconti ha raccontato anche la nascita di TenderBrain, dalla fusione tra il know-how di dominio di BEC’S (gare d’appalto dal 2011) e la competenza tecnologica di OpenGate (sviluppo software dal 2004, partner Google Cloud e Scaleway). Ha insistito su due pilastri tecnici imprescindibili quando si parla di AI in ambiti sensibili come la sanità: zero data retention (nessun dato dei clienti viene conservato dai modelli) e data residency europea. E ha richiamato un’altra criticità nota a chi lavora con questi strumenti ogni giorno: l’AI sbaglia “con convinzione” — per questo servono tracciabilità delle fonti e, nei casi più delicati, veri e propri agenti che verificano il lavoro di altri agenti.

Grazie a tutti

Un grazie sincero a Gianluca Viganò, Amanda De Cosmo e Federico De Rovere per il confronto, e a FARE per averci ospitati in un convegno così partecipato. Se lavori nel procurement pubblico e vuoi vedere TenderBrain in azione sulle tue gare, siamo qui.

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